il Convento degli Zoccolanti e la chiesa di Santa Maria dei Monti

Il convento-chiesa di S. Maria dei Monti,  detto da tempo immemore “degli Zoccolanti”, sorge su una collina a trecento metri dal centro abitato di Corridonia (Macerata), l’antica Montis Ulmi (Montolmo) e Pausula. Esso fu costruito dai Padri Minori Osservanti, frati Francescani già presenti da molti anni a Montis Ulmi, i quali chiesero e ricevettero l’autorizzazione all’edificazione dal Pontefice Giulio II con breve del 5 Luglio 1510 (oggi custodita nell’archivio comunale).

stemma di Monte dell'Olmo (Corridonia, Macerata)

Il Luogo fu scelto dai frati, che prima risiedevano nell’abitato in una casa di fronte a Santa Maria in Castello (o Castevecchio), l’attuale chiesa di San Francesco che è la più antica del centro abitato di Monte dell’Olmo.

chiesa_chiesa di San Francesco a Corridonia (Macerata)

Appartenuta ai benedettini di S. Croce del Chienti , nel 1266 fu ceduta ai Minori Francescani insieme al convento i quali la restaurarono.

Successivamente i Francescani si divisero in due ordini: Frati Conventuali e Frati Minori della Regola dell’Osservanza e, mentre i primi restarono nel Convento, i secondi ne uscirono per riportare l’Ordine alla stretta osservanza della regola di
S. Francesco: povertà, semplicità, amore per la natura e per il prossimo.
Vissero senza fissa dimora per molti anni , dormendo nei fienili o nelle stalle, mangiando ciò che i contadini davano loro e, soprattutto, visitando, curando e confortando i bisognosi. Poi nel 1510 chiesero ed ottennero l’autorizzazione a costruire il nuovo convento, 300 metri a sud del centro abitato di Montolmo, in cima ad una collina.

Semplice, austero e suggestivo, con la sagoma che nasce dal verde e si staglia su uno sfondo dal panorama mozzafiato di colline e dei monti Sibillini, così costruito anche  per rappresentare l’ideale e regola di S. Francesco: povertà e amore per il Creato.

La posizione del convento lo rende determinante nella configurazione del paesaggio di Corridonia. Bellezza e Particolarità del sito rendono il monumento un simbolo in cui la collettività si identifica. L’artefice del progetto è sconosciuto, ma alcuni indizi, non ultimo l’austerità della struttura, autorizzano a pensare che fosse un frate-architetto proveniente da un convento vicino.

il Convento visto dalle mura sud di Corridonia

La costruzione, che  avvenne in un tempo record per quei tempi: due anni, fu a spese della comunità dei frati,  fortemente supportati dai montulmensi, sia dall’amministrazione che dalle famiglie più devote e facoltose (Lepretti, Filippini ed altre) con grandi elemosine, aiuti economici e materiali.

I frati Francescani erano molto presenti e ben inseriti nella religiosa e fedele Montis Ulmi, l’attuale Corridonia, prestando opera assistenziale alla popolazione,, tra l’altro, ad esempio, creando, nel 1474, uno dei primi Monti di Pietà italiani su iniziativa di Frate Francesco d’Ascoli (I Monti di Pietà, enti di aiuto ai poveri, senza scopo di lucro, nascevano in quell’epoca ad opera dei religiosi a partire da Umbria e Marche ed erano iniziative simili all’attuale microcredito).

Il curioso nome “Zoccolanti” deriva dagli zoccoli che indossavano e dal loro tipico rumore che facevano sui sanpietrini del centro dei paesi, in special modo durante le processioni, creando un rumore caratteristico ed evocativo.  I Padri Minori Osservanti indossavano zoccoli sin da quando nel 1386 stabilitisi nella zona boscosa di Brogliano (tra Foligno e Camerino), ottennero il permesso di calzarli per via del terreno arido e roccioso e dei serpenti che infestavano la zona.

Sin dalla sua edificazione, il Convento si impose come uno dei più importanti della provincia, anche perché i Frati Minori Osservanti vi organizzarono uno Studio (Università) che attraeva nomi facoltosi.

Padre Valentino Mantovani, concittadino, scrittore e famoso predicatore, molte volte e per brevi periodi di tempo, soggiornò presso questo convento per distendersi e godere di un po’ di riposo presso i confratelli e nel libro “Gemma Preziosa”, scritto e pubblicato a Firenze nel 1619, al capitolo: “Tavole delle cose più notabili” scrive :Valentino Mantovani da Mont'Olmo - Gemma Preziosa, edizioni I Giunti, Firenze 1619

In “Gemma preziosa” riportava anche la testimonianza del generale Francesco Gonzaga,  che lodò la devozione dei montolmesi per aver fabbricato “Il vaghissimo monastero e chiesa di S. Maria del Monte” in così poco tempo.

I frati attivarono nel convento uno Studio (Università) di Filosofia e morale e per più di un secolo, numerosi studenti della città e della provincia si prepararono all’apostolato o alla
professione civile.
Numerosi illustri personaggi della cultura, della religione e della politica vi furono ospitati
nel corso di due secoli e tutti rimasero affascinati dall’accoglienza e dalla bellezza del luogo tanto da contribuire all’arricchimento del complesso con affreschi, quadri, arredi sacri, mobili, preziosi manoscritti e rari libri in greco e latino.

Fino alla fine del 1600, il convento godette di un periodo di grande splendore, ma subì una forte decadenza dopo una pestilenza che decimò la popolazione  e  il disastroso terremoto del 14 gennaio 1703.

Nel 1690 furono operati alcuni restauri. Altri ben più importanti furono eseguiti dopo il terremoto, che provocò ingenti danni in tutta la zona.  Probabilmente, proprio a questi lavori di restauro risalgono i pochi ornamenti che mitigano l’originale austerità del complesso architettonico.

Nel 1810, un decreto di Napoleone Bonaparte soppresse gli ordini religiosi e la chiesa-convento, con i poderi circostanti, fu venduta dal demanio al Marchese Clemente Ugolini, signore della città, il quale disperse l’archivio e le opere d’arte del cenobio.  Solo nel 1843, molto tempo dopo la restaurazione dello Stato Pontificio, e pagando all’Ugolini una ingente somma, i religiosi rientrarono in possesso della fabbrica.  In quel periodo, probabilmente, nel convento furono ospitati altri religiosi dello stesso Ordine provenienti dai monasteri distrutti nelle località limitrofe. Si resero quindi necessari lavori di ampliamento, che possono essere datati tra il 1844 e il 1846.

Di nuovo, nel 1861, un decreto di Lorenzo Valerio, deputato al Parlamento Subalpino e Commissario Generale per le Marche, soppresse gli ordini religiosi. Così le proprietà furono confiscate e acquisite dal Demanio: il convento venne chiuso e gran parte delle suppellettili e degli oggetti preziosi fu rubata.  Nel 1867 il Comune entrò in possesso del complesso per adibirlo ad ospedale, ma negli anni successivi lo cedette in affitto a vari inquilini. Questa occupazione provoco’ un’ altra grave e irreparabile  serie di perdite di beni e documenti che erano scampati alla prima soppressione  degli ordini religiosi del 1810.

altare

La chiesa fu attiva nelle funzioni religiose fino al 1909. Il 10 ottobre 1909 il Fondo per il culto, dopo un sopralluogo dell´Ufficio Tecnico di Finanza di Ancona, decise di procedere alla chiusura legale della chiesa e di cederne la proprietà al Comune. Il 7 novembre Giuseppe Russo, ricevitore del registro di Macerata, si recò a Pausula, dove alla presenza del sindaco Francesco Velluti chiuse la chiesa e deliberò che il convento sarebbe stato adibito a luogo di isolamento per gli infermi di malattie infettive.

Dal 1909 il cenobio fu utilizzato per usi più disparati, tra cui la coltivazione del baco da seta che era in declino ma ancora abbastanza praticata nella zona nei primi anni del secolo.

Nel 1917dopo la sconfitta di Caporetto, l’edificio ospitò centinaia di profughi provenienti dalle province di Udine, Gorizia e Belluno che si sistemarono alla meglio nei locali, dove rimasero per quindici mesi.

Nel 1945 il convento ospitò gli sfollati di guerra e, successivamente, le famiglie povere.  Alla fine degli anni ‘50 fu dato avvio al programma di costruzione delle case popolari e, a partire dai primi anni ’60, il complesso degli Zoccolanti rimase disabitato.

Da lì a poco cominciò il lento e progressivo, inesorabile e irreversibile degrado del convento, che per l’area su cui sorge era già cominciato.

la ciminiera della Fornace Fermani, ai piedi della salita per il Convento degli Zoccolanti

La collina sulla quale sono stati costruiti convento e chiesa è stata infatti pesantemente e visibilmente erosa nel lato nord-est (a sinistra per chi ammira dalla Città) dalla fornace FermaniCostruita ai suoi piedi, all’inizio della strada in salita che porta al Convento, per la sua produzione attingeva l’argilla dalla collina stessa. La fornace, di cui rimane soltanto la ciminiera, è stata attiva dalla fine dell’800 fino agli anni 70 del secolo scorso.

L’area degli Zoccolanti è soggetta a vincolo paesaggistico ai sensi della legge n. 1497 del 29 giugno 1939, imposto con D.M. 23 luglio 1964 e pubblicato sulla G.U. n. 209 del 27 agosto 1964.

Da molti decenni quasi tutte le amministrazioni comunali succedutesi, specialmente dagli anni 70 in poi, hanno promesso di restaurare e valorizzare il convento.

Ma la realtà è tristemente sotto gli occhi di tutti.

Nonostante negli ultimi decenni ci sia stata più di una opportunità per, se non di restaurare quantomeno  di proteggere il convento dalle ingiurie del tempo, gli unici interventi fatti ad ora sono stati quelli per la messa in sicurezza.

Come ha già scritto qualcuno:
L’insensibilità delle Istituzioni umilia l’intelligenza e l’operosità di secoli di storia“.

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